Rubrica Università

Reputazione digitale: quanto conta per trovare un lavoro?

Quanto conta per un’azienda la reputazione online che un ragazzo si è costruito nel tempo?

A livello lavorativo, cosa comporta l’ingenua pubblicazione di foto in dèshabillè, di dirette video in cui si alza il gomito o di commenti volgari?

Uno studio del 2015, condotto da Adecco e Università Cattolica di Milano, lo ha spiegato coinvolgendo 2.742 candidati e 143 recruiter/selezionatori in Italia.
Il 46,8 %  dei candidati ha tra i 18 e i 35 anni mentre il 40,5% tra i 36 e i 50.

3 risultati interessanti:

  1. La ricerca di lavoro dei candidati (84%) e la ricerca di profili professionali dei recruiter (64%) si svolgono sempre più spesso online.
    LinkedIn e Facebook sono i preferiti.
  2. I recruiter utilizzano i social per cercare candidati con profilo in linea alle esigenze (78,3%).
    Verificano i CV (75,5%), i contenuti (57,3%) e la web reputation (50,3%).
    LinkedIn (36%) e Facebook (34%) sono utilizzati in percentuale quasi identica per scoprire tratti della personalità dei candidati.
  3. I recruiter dichiarano di aver escluso alcuni profili dopo aver considerato la loro reputazione social (35%). Viene data importanza alla coerenza dell’immagine che il candidato offre di sè online e vengono respinte candidature a causa della pubblicazione di foto improprie (20%), informazioni non coerenti con il CV (18,2%), caratteristiche di personalità non adatte alla posizione di lavoro aperta (16%), commenti negativi sui datori di lavoro attuali o precedenti (11%), contenuti di tipo discriminatorio (8,4%).

Quali conclusioni trarne dal punto di vista educativo?

LinkendIn e Facebook, così come Instagram, sono piattaforme molto influenti nella ricerca di un’occupazione e nella selezione del personale.

Per questa ragione è importante aiutare i ragazzi a concepire gli strumenti social come un’occasione per presentarsi al mondo del lavoro nel miglior modo possibile.

Oggi attraverso il web è possibile contattare quasi chiunque, chiedendo un’intervista, una collaborazione, un posto di lavoro etc.
Dal manager a cui si sogna di assomigliare, allo scrittore preferito, al ricercatore dall’altra parte del mondo.

Insomma, nonostante ci si trovi in un contesto lavorativo in cui la flessibilità fa da padrona e richiede adattamento costante, la rete può essere utilizzata a proprio vantaggio.

Attività

Si propone agli studenti l’attività “Come sarà il mio curriculum tra 5/10 anni?”.

Differenziandola in base all’età, si chiede loro di proiettarsi nel mondo adulto e presentare le proprie referenze al futuro datore di lavoro.

Come sarò tra 10 anni? Che lavoro mi piacerebbe fare? Cosa potrei fare per rendere la mia reputazione digitale coerente con quella reale? Quali sono i miei punti di forza? etc.

Realizzare il proprio CV può diventare l’occasione per sintonizzarsi con il mondo del lavoro e acquisire maggior consapevolezza di sè, con uno sguardo al futuro.

Dott.ssa Michela Serina

Fonteadeccogroup.it

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