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Perchè chi subisce Cyberbullismo non parla con gli adulti?

Tendenzialmente quando un ragazzo tra i 14 e i 19 anni è vittima di cyberbullismo non ne parla nè con i genitori nè con gli insegnanti (Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Proviamo ora a metterci nei panni di un adolescente che subisce quotidianamente prepotenze online, come derisioni nel gruppo-classe di Whatsapp o che si è visto protagonista di un video imbarazzante diffuso dai compagni.

Perchè non ne parleremmo con gli adulti?

  1. Paura che gli autori di cyberbullismo reagiscano vendicandosi e incrementando l’escalation di aggressività nei nostri confronti.
    “Sei solo uno Sfigato! Una Spia!”.
     
  2. Paura che i nostri genitori, preoccupati, ci impongano divieti o restrizioni allo scopo di proteggerci.
     
  3. Vergogna o imbarazzo associati all’accaduto.
     
  4. Senso di colpa.
    Potremmo pensare: “È colpa mia se mi prendono in giro!”.
    Assumendoci la responsabilità riusciamo a “dare un senso” a ciò che, in realtà, non ha alcuna giustificazione.
     
  5. Senso di persecuzione che deriva dall’essere perennemente vittima ad ogni connessione.
    “Ciò che è successo online resterà sempre negli occhi e nella memoria di chi ne è stato spettatore”.
     
  6. Sfiducia nell’ Istituzione scolastica come strumento di tutela e intervento.

I rischi

Talvolta l’incapacità di reagire porta con sè il ritiro fisico dalle relazioni.
Nei casi più gravi, il ritiro sociale in adolescenza sfocia nell’abbandono scolastico, nella rinuncia alle attività ludichesportive e alla sessualità

In queste situazioni, il gioco compulsivo online (per esempio attraverso i giochi violenti) tende ad essere l’unica forma di relazione possibile (Tonioni, 2014).
La relazione, infatti, viene instaurata con giocatori online, fisicamente assenti, di cui non sempre si conosce l’identità.

Si corre il rischio di essere adescati da cyber predatori sessuali (Grooming).
Cyberpedofilia: le 6 tappe dell’adescamento online“.

Come possono intervenire gli adulti se le vittime non ne parlano?

Segnali d’allarme da non sottovalutare sono l’incremento dei comportamenti aggressivi a casa, i cambiamenti d’umore, il calo del rendimento scolastico, il rifiuto della scuola, l’isolamento, i disturbi fisici come il mal di pancia/testa ricorrenti e gli stati psicosomatici, la compromissione del sonno, il distacco dalla tecnologia/dal cellulare, la perdita di fiducia in se stessi, l’abbassamento dell’autostima, l’evitamento di situazioni potenzialmente pericolose con compagni aggressivi.

Se il ragazzo sceglierà di condividere il suo disagio, è bene essere pronti ad ascoltarlo autenticamente, sospendendo il giudizio e provando a mettersi nei suoi panni.

È importante aiutarlo a dare un nome alle emozioni che ha provato e che sta provando, rassicurandolo sul fatto che non è solo.
Tutto si risolverà.

Non c’è da aspettarsi che siano i ragazzi a parlare per primi, meglio intercettare le loro silenzione richieste d’aiuto mettendo in gioco le migliori risorse a disposizione.

Ciascuno, con i propri limiti e le proprie risorse, ha il grande dono di poter scegliere di ESSERCI con il corpo, con lo sguardo e con il pensiero

Dott.ssa Michela Serina

Fonte: adolescienza.it ; Tonioni, F.(2014). Cyberbullismo.Come aiutare le vittime e i persecutori. Mondadori. Milano.

 

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